COMMEDIA DELLA SETE
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I PARENTI Siamo i tuoi avi, i tuoi grandi avi, coperti dei freddi sudori della luna e delle verzure. i nostri vini secchi avevan del cuore! Al sole senza impostura, che cosa occorre all'uomo? Bere... Io - Morire sui fiumi barbari. Siamo i tuoi avi campagnoli. L'acqua è in fondo ai vinchi. Vedi la corrente del fosso intorno al castello che vi si bagna. Scendiamo nelle nostre cantine. Poi, il sidro e il latte. Io - Andare dove bevono le vacche. Siamo i tuoi avi. To' prendi i liquori nei nostri armadi. Il tè, il caffè, tanto rari, fremono nei bricchi. Vedi le immagini, i fiori. Noi torniamo dal cimitero. Io - Ah, prosciugare tutte le urne!
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LO SPIRITO Eterne Ondine, spartite l'acqua fine. Venere, sorella dell'azzurro, sommuovi il fiotto puro. Ebrei Erranti della Norvegia, ditemi la neve. Antichi esuli cari, ditemi il mare. Io - No, non più queste bevande pure, questi fiori d'acqua per bicchieri: né leggende né figure mi sanno dissetare. Canzonettista, la tua figlioccia e la mia folle sete: Idra intima, senza fauci, che consuma e desola!
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GLI AMICI Vieni i i vini vanno alle spiagge, e i fLutti, a milioni, Guarda il bitter selvaggio scorrer dall'alto dei monti! Raggiungiamo, pellegrini saggi, l'Assenzio dai verdi pilastri... Io - Basta con questi paesaggi. Che cos'è l'ebbrezza, amici? Uguale, anzi più caro, m'è imputridir nello stagno, sotto l'orrenda patina, presso i boschi fluttuanti.
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IL POVERO SOGNO Forse m'attende una sera in cui berrò tranquillo in qualche vecchia cìttà, e morrà più contento: poiché sono paziente. Se il mio male si rassegna, se avrò mai un po' d'oro, sceglierò il Nord o il Paese delle Vigne? Ah, è indegno pensare, Poiché è pura perdita! E se pur ridivento l'antico viaggiatore, giammai l'albergo verde mi si potrà riaprire. |
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CONCLUSIONE I Piccioni che tremano nella prateria, la selvaggina che corre e vede la notte, le bestie delle acque, la bestia asservita. le ultime farfalle... anch'essi han sete. Ma dissolvermi ove si dissolve quella nuvola senza guida... Oh, favorito da un po' di franchezza, spirare tra queste umide violette di cui le aurore caricano le foreste? |
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