Arthur Rimbaud


PAZIENZA



    Sui rami chiari dei tigli muore un malaticcio lhallali. Ma canzoni spirituali volteggiano tra i ribes. Il sangue rida nelle nostre vene: ecco allacciar le viti. Il cielo è bello come un angelo, Azzurro ed Onda comunicano. Esco! Se un raggio mi ferisce, soccombere sul muschio.

    Si pazienti e ci si annoi: è tanto semplice! ... Via queste pene. Voglio che la drammatica estate mi leghi al suo carro di fortuna: voglio morire - ah, meno nullo e meno solo - ad opera tua, o Natura; mentre i pastori (è buffa),muoiono press'a poco ad opera del mondo.

    Voglio che le stagioni mi consumino. A te, Natura, m'arrendo, e la mia fame e tutta la mia sete: e ti piaccia nutrirmi, abbeverarmi. Più nulla ormai m'illude. Ridere al sole è ridere ai padri. Ma io non voglio ridere a nulla. e libera sia questa sventura.

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