| E.
A. Poe
La valle dell'inquietudine |
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Un tempo sorrideva silenziosa una piccola valle dove nessuno piu' abitava: la gente era partita per le guerre, affidando ai miti occhi delle stelle, a notte, dalle alte torri azzurre, la custodia di quei fiori, sopra i quali, per tutto il giorno, pigramente indugiava la rossa luce del sole. Ora invece al viandante che di li' passasse si mostrerebbe il tristo stato di quella valle. Nulla e' ora li' che stia senza un moto: nulla, tranne l' aria che immobile sovrasta su quella magica solitudine. Oh, non un soffio piu' sommuove quelle fronde, che ora palpitano come gelide onde d' intorno alle nebbiose, lontane Ebridi! Oh, non un vento sospinge quelle nuvole, che con gravezza si spostano nel cielo inquieto, dal chiaro mattino fino a sera, sui fitti campi delle viole non colte - miriadi d' occhi umani d' ogni foggia - e sui gigli che ondeggiano e gemono sopra una tomba che non ha nome! Ondeggiano: dalle cime profumate rugiade cadono in gocciole immortali. Gemono: dagli steli delicati discendono gemme d' eterne lacrime. |
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