WILLIAM SHAKESPEARE

WILLIAM SHAKESPEARE
Sonetto 29 
Talora, venuto in odio alla Fortuna e agli uomini,
Io piango solitario sul mio triste abbandono,
E turbo il cielo sordo con le mie grida inani,
E contemplo me stesso, e maledico la sorte,
Agognandomi simile a tale più ricco di speranze,
Di più belle fattezze, di numerosi amici,
Invidiando l'ingegno di questi, il potere di un altro,
Di quel che meglio è mio maggiormente scontento;
Ma ecco che in tali pensieri quasi spregiando me stesso,
La tua immagine appare, e allora muto stato,
E quale lodola, al romper del giorno, si innalza
Dalla terra cupa, lancio inni alle soglie del cielo:
Poiché il ricordo del dolce tuo amore porta seco
Tali ricchezze, che non vorrei scambiarle con un regno.

Trad. Alberto Rossi

Autore: W.Shakespeare (1564-1616, Stratford-on-Avon).
Note: Il maggiore fra i poeti inglesi. Il sonetto è dedicato
all'Amore che soccorre il poeta smarrito dinanzi all'essere
del Creato e all'apparire dell'Uomo. Nel ricordo del
sentimento lo Spirito si eleva.

 

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