Il cavaliere Kurt balza a cavallo con il gusto dello sposo promesso; alle nozze deve portarlo della nobile amata al castello: quando in plaga deserta e rocciosa torvo s'avanza un avversario, senza esitare, senza una parola, passano sùbito a vie di fatto. A lungo oscilla la battaglia, Kurt si rallegra della vittoria; da quel luogo s'allontana con un trionfo e una batosta. Ma cosa scorge dopo un istante dietro il cespuglio che trema! In silenzio con l'infante, scivola nel bosco una bella. All'amabile luogo gli accenna: «Signore caro, non così spedito! Nulla da dire alla vostra bella, nulla per il vostro bambino?» Lo pervade dolce fiamma, lui non vuole andare più oltre, ora lui trova la balia, come la vergine, degna d'amore. Ma poi sente i servi suonare, pensa alla nobile sposa, e ora si fanno sulle sue strade fiera e mercato così rumorosi, e lui sceglie nelle baracche pegni d'amore per la sua amata; ma ecco gli ebrei a reclamare la cambiale protestata. E ora trattengono i tribunali lo svelto cavaliere. O vicenda infernale! Eroica carriera! Pazientare proprio oggi? Sono in un bell'impiccio. Da rivali, donne, debiti, un cavaliere non è mai libero. |