A Efeso un orefice, seduto nella sua bottega, batteva nel modo migliore, senza un attimo di sosta, con tutta l'arte che aveva. Da ragazzo e giovane si inginocchiava un tempo davanti al trono della dea, nel tempio. E il cinto della dea sotto il petto con la lima, fedelmente, aveva rifatto, il cinto dove hanno ricetto tante bestie, seguendo l'ordine di suo padre; e portava il suo zelo d'artista in azione devota per tutta la vita. E d'improvviso vociare lui sente dalla strada un turbine di gente: ci sarebbe un dio nel cervello, proprio lì, dietro la sciocca fronte dell'uomo, più sovrano dell'essere dove leggiamo quanto il potere divino sia vasto. Il vecchio artista ascolta, non altro, manda il suo ragazzo al mercato, cervi e animali lima senza fine per adornare le ginocchia divine, e spera che la sorte lo possa aiutare ad esprimerla in degne sembianze. Ma se altri la pensa diversamente, si regoli pure a suo piacere; solo al mestiere non faccia torto, se no finirà male, nello scorno. |