Rainer Maria Rilke

ULTIMA SERA

Notte. Lontano rotolìo di treni.
Rasente il parco va la via ferrata,
che l'esercito reca alla frontiera.

Dai tasti, il volto egli solleva; e suona,
e pur sogguarda a lei come a uno specchio,
della sua colma giovinezza altero,
cui dona nuovi fascini dolenti,
ad ogni nota, il lutto di domani.

Ma d'un tratto, ogni cosa impallidisce.
Ella s'appoggia, vinta, alla finestra;
muta, comprime il battito del cuore.

Si smorza il suono. Un alito. Frescura.
Enigmatico sta, sovra la madia,
il nero «tschako» con le tibie e il teschio.