I PARCHI
Un impeto tenace i parchi scuote dalla lenta agonia che li dissolve. Grevi di cielo, sono: invitta specie sopravvissuta a dilagar nei piani fulgidi d'erba ed a ritrarsi alfine altera sempre del sovrano sfarzo che la difende, e che si esalta ognora quasi cosciente, in quel superbo adergersi dei parchi in sé - per poi receder, soli, maestosi purpurei sgargianti. I viali, d'ogn'intorno, - piano - t'han preso già. Non so qual vago cenno, ora, persegui che ti richiama, e va. Ecco: repente travarchi nell'ombra raccolta ospitale che avvolge - fra quattro sedili di pietra - una vecchia fontana. Il Tempo, sperduto qui sembra: agonizzante, e solo. Sugli umidi plinti che, vuoti, sorreggono il vuoto, tu levi un profondo sospiro d'attesa, nel mentre l'argenteo stillare dell'acqua dinanzi alla cerchia di tenebra, fidente, ti accosta; e rimormora, sommesso, segrete parole. D'attorno, repente, tu avverti, protese, le pietre origliare: t'irrigidisci, muto. Tu avverti che non un sentiero - qui - si sofferma e sta: ma tutti, pian piano, portati dal dolce pendìo, si lasciano andare, digradan su placide scale pei verdi terrazzi, tra'l folto che insieme li attarda e li avvia, infino agli stagni remoti, ove il parco, fraterno, li dona regalmente allo spazio regale. E questo li prende, li invade di lampi e baleni, ne trae lontananze con sé, allor che dall'ultima chiostra di tutti i vivai, alla danza serale delle nubi s'avventa pei cieli. Lo specchio dei laghetti sonnolenti, ove più non si bagnano le Ninfe, ritiene i loro pallidi fantasmi - come annegati - al fondo. Lontane balaustre fan prigioniero il parco. Traversa l'aria un umido cadere di foglie morte, quasi digradasse giù per scale invisibili. Squilla, sinistro il grido d'ogni uccello e sembra avvelenato ogni usignolo. Qui, non sparge i suoi doni Primavera sovra i cespugli increduli. Superstite, disfatto, un vecchio gelsomino esala pigro torbidi profumi commisti a questo lugubre sentore di agonizzanti cose. Tu procedi; e t'insegue un silenzioso nembo di moscerini, come se d'improvviso, a le tue spalle, tutto svanisse nel disfacimento. |