Rainer Maria Rilke

MATTINO E SERA

Auora mi sei tu, giorno che nasci,
o, non piuttosto, funebre tramonto?
Sorgendo, a volte mi atterrisce il sole.
Tra le porpore sue, pavido, attingo.
Colgo nelle sue musiche un presagio
di giorni tristi e senza canto - eterni.

Dolce, è la Sera invece; ed è più mia,
sol ch'io la irraggi, tacita, con gli occhi.
Tra le mie braccia i boschi s'addormentano:
e sovr’essi, son io, che vibro e suono;
e la tenebra mia, canora. adegua
l'oscurità racchiusa in un liùto.