Rainer Maria Rilke
V'han preghiere ch'io taccio, e che pur canto:
ed un ergersi v'ha, dei sensi tutti,
in cui l'essere mio si prostra a Te.
Ti appajo immenso, allora; e un nulla io sono,
pur se mi scerni oscuramente oscuro
spiccar di su le cose inginocchiate.
Candide greggie che da mane a sera
brucano i prati; e sul declivio erboso
il pastore son io, che le sorveglia.
Poi, quando scende il sole, al cheto ovile
le riconduco, camminando a tergo.
Odo i ponti sonare. E il mio ritorno
per entro l'ondeggiar di quelle fumide
groppe lanose, si nasconde - e sfuma.
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