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Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 2771 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tu che sei bello, generoso e forte,
Tu amor mi chiedi?... Oh, bada.
Se gaudio e speme a te reca la sorte,
Non ti gettar su la mia fosca strada.
Va, di pace e d'amor ricca è la terra:
Fanciullo, io son la guerra.

T'arde la fiduciosa alma ne li occhi,
E amor mi chiedi?... Oh, bada.
Non trascinarti dunque a' miei ginocchi,
Non ti gettar su la mia fosca strada.
Se gaudio e speme a te reca la sorte,
Ti scosta - io son la morte.

D'occulti pianti e di sconforto vissi,
Soffersi e maledissi.
E quando penso a mia madre, che un lento
Rodente morbo uccide,
Al focolar de la mia casa spento,
Al lauto mondo che gavazza e ride,
Un odio, un infrenato odio mortale,
Spiega a' miei versi l'ale.

E tu mi chiedi amor?...Vanne, m'oblìa,
Fanciullo!...Oh, tu non sia
L'ansie de la rovente anima mia
In lotta sempre e non placata mai?...
Lascia ch'io fugga disamata e smorta,
Ove il destin mi porta.

Lascia ch'io fugga tra i sassi e le spine
Sin che la vita muore,
Ch'io fugga senza tregua e senza fine,
Colla febbre nel sangue e Dio nel cuore...
...Va, di pace e d'amor ricca è la terra;
Fanciullo, io son la guerra.

De la mia madre su la grigia testa
E sul mio capo bruno
Scatenarsi vid'io nembo e tempesta,
E cumular gli affanni ad uno ad uno.
Esile ed avvilita, in vesti grame,
Piansi di freddo e fame.

Crebbi così, racchiusa in un dolore
Torvo, senza parole;
Crebbi col buio intorno e qui nel core
Una feroce nostalgìa di sole.


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