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Pubblicata il: giugno 13, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1101 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Fu
in quel periodo che cominciai a dare lezioni private di pittura.
Dapprima le lezioni si tennero nel mio piccolo appartamento ma presto
trovai una sistemazione pi adeguata

"Lezioni di pittura Interessante!", furono le parole di Eva quando
glielo dissi. Non riusciva a trattenere il suo entusiasmo alla novit. E
poi: "Allora, immagino che tu abbia gi trovato qualche allievo o
allieva".

"Per il momento tre ragazzi", risposi. "Pi precisamente due femmine e un maschio, per soddisfare la tua curiosit".

"Ah", comment laconica, facendo poi schioccare la lingua. Due settimane
dopo si convinse che era meglio che sfruttassi per questo lavoro il suo
appartamento. "Sai", mi spieg con aria importante, "sono perfettamente
convinta che per fare il tuo mestiere occorra molta luce e il tuo
appartamento un po' buio. Il mio sarebbe, viceversa, perfetto. Fra
l'altro, essendo anche pi spazioso, tu e i tuoi allievi stareste
sicuramente pi comodi. La comodit favorisce la concentrazione e quindi
l'apprendimento, no? E poi, potresti fermarti da me Io sarei, senza
dubbio, pi vicina all'ufficio.

"Ne sei sicura? Dovresti far sparire quei centomila soprammobili di cristallo che infestano casa tua!", la stuzzicai.

"Per questo non c' alcun problema. Solo che Il pavimento dovr essere
sempre pulito al mio rientro. E poi pensavo: mi piacerebbe tinteggiare
le pareti con un colore un po' pi vivace di quello attuale. Potresti
farlo tu, no? Non pensare che con ci io ti stia chiedendo di
trasferirti da me anche se la cosa sarebbe vantaggiosa sotto alcuni
punti di vista, come ad esempio quello non trascurabile di risparmiare
su un affitto".

Il ragionamento non faceva una piega. Eppure non mi sembrava il momento
pi appropriato per una convivenza, anche se la situazione attuale tanto
gi le somigliava! Mi limitai a guardarla negli occhi, regalandole il
sorriso pi smagliante che trovai.

"Potresti portarti via", continu raggiante, "la locomotiva che c' di
l mi sempre piaciuta", e indic la camera. Poi: "A proposito,
tesoro, ho voglia di vedere la locomotiva!". Ci dicendo mi si sedette
in grembo spingendo verso il mio volto l'apertura della camicetta che
lasciava intravedere i seni caldi.



"Le lezioni, da ora in poi, si terranno in questo soleggiato e arioso
appartamento. Al proposito dobbiamo ringraziare la signorina Farinelli,
che stata tanto gentile da concederci una simile opportunit.
Sicuramente ne trarremo beneficio: potremo fermarci a dipingere un po'
di tempo in pi, potremo meglio studiare gli accostamenti cromatici e le
sfumature di colore, potremo, infine, osservare con maggior attenzione i
dipinti. Ricordatevi, comunque, una cosa: la tecnica conta ma non
quanto l'Idea, l'ispirazione che guida in primis la Mente e poi, quale
conseguenza necessaria, la nostra mano. Presto sarete in grado -ne sono
convinto, scorgo in voi una buona dose di talento- di superare tutta la
teoria, addirittura sovvertirla, a patto che l'abbiate fatta vostra.
Impregnarsi dell'ordine delle cose per rovesciarlo: il primo
comandamento. Chiara, Claudio, Silvia, forse le mie parole vi saranno
difficili da comprendere ma -non dubito- poco per volta capirete. Per
oggi ho pensato ad una sorpresa, dovrebbe esser qui da un momento
all'altro", e guardai l'orologio che campeggiava sulla parete di fianco
al crocifisso. Mi spostai quindi verso la finestra ed allora vidi
arrivare, con qualche minuto di ritardo, Sabrina. "Ah, eccola che
arriva!", esclamai mentre la curiosit si faceva sempre pi acuta negli
occhi dei miei tre studenti.



"Ragazzi, questa la signorina Sabrina", dissi quando la mia ospite si
fu accomodata sulla poltrona che avevo collocato proprio di fronte a
loro. La luce le arrivava alle spalle, restituendo caratteristici
riflessi ramati ai suoi lunghissimi capelli.

"Sabrina, loro sono: Chiara, Claudio e Silvia" e, detto ci, notai
un'espressione vivace nei suoi occhi verdi. "Ragazzi" -aggiunsi, com'
d'uso nelle presentazioni- "ecco Sabrina, la nostra sorpresa! Lei ci
aiuter a trovare l'Idea di cui vi ho parlato poc'anzi. una giovane
studentessa della facolt di giurisprudenza cui ho prospettato, proprio
tre giorni fa, questa cosa, per lei del tutto nuova. Quando le ho
avanzato la mia proposta rimasta come dire, incuriosita. E, dopo
avermi chiesto un paio di giorni per rifletterci, proprio ieri mi ha
risposto che accettava volentieri". Gettai un'occhiata divertita a
Sabrina, la quale annu col capo.

"Ora vi chiedo una cosa sola: tacere e osservare. Ascoltare il silenzio.
Scomporre suoni, forme, colori e associarli ad altri suoni, ad altre
forme, ad altri colori. In poche parole, non dovete far altro che
tradurre le vostre sensazioni in sensazioni nuove. S, si tratta di
trasfigurare le emozioni. Quanto udite pu sembrarvi, ora, un tantino
bizzarro, lo so. D'altro canto, si tratta di un piccolo, insignificante
sforzo".

Quindi, dietro mia indicazione, afferrarono la matita e cominciarono a
descrivere sul foglio bianco, a parole, tutte le idee che venivano loro
in mente in quel momento. Fino a quando la voglia di impugnare il
pennello e i tubetti di tempera si fece tanto opprimente nei loro animi
da lasciarli smarriti, in preda ad una smania insoddisfatta.

"Con Sabrina ci vediamo domani e, allora, la conosceremo meglio", conclusi congedandoli.



Eva torn molto prima di quanto io mi aspettassi. Aveva radunato
frettolosamente tutta la cristalleria nella camera, come promesso, ed
ora sembrava intenta a scrutare il pavimento, in un evidente
atteggiamento di canzonatura.

"Oh, neanche una macchia! Direi che hai pulito bene Solo un po' di
polvere sul mobile. Saresti un buon domestico". Rise. "Ho trovato il
colore giusto per le pareti. Cosa ne pensi?" e nel dirlo estrasse dalla
tasca un pezzo di cartone con una serie di tinte differenti. "Questo
lilla, non troppo intenso, dici che andr bene? Il pittore sei tu, a te
spetta l'ultima parola".

Quando cominciava a seguire i suoi ragionamenti, interromperla era
davvero un'impresa. L'avevo ormai imparato a mie spese e mi ero adeguato
ben volentieri. Nel fondo del suo animo, aveva anche lei una fiamma che
avvampava impetuosamente. Ognuno, d'altra parte, possiede un personale
modo di "bruciare".

"Ehi, non stai correndo troppo con la storia della tinteggiatura?", la
apostrofai. "Cos' mai quest'improvvisa, incontrollata voglia di
rinnovamento?"

Fece una strana smorfia, nel modo in cui era solita scacciare un pensiero spiacevole. Mi nascondeva qualcosa?

"Com' andata la prima lezione nella mia sontuosa dimora?", si inform
curiosa. "Presumo che la mia idea si stata brillante", prosegu.

Beh, certo non avrei potuto darle torto. "Sei stata molto gentile.
Grazie tante", dissi. E poi: "ancora qualche minuto e la cena pronta.
Come puoi vedere, c' sul tavolo quel vino che tanto ti piace".

"Un perfetto domestico, s, non c' dubbio", ripet cercando con gli occhi la mia reazione.


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